andrea agnelli
Andrea Agnelli ©Foto Francesca Soli /LaPresse

Ci sono momenti nella vita di ognuno in cui prima di parlare servirebbe contare fino a dieci per poi tacere.

Questa tecnica, solitamente usata per evitare di dire cose fuori luogo, non è stata evidentemente presa in considerazione da Andrea Agnelli, Presidente della Juventus, prima delle sue dichiarazioni di ieri al FT Business of Football Summit svoltosi a Londra.

Questo è quanto ha detto parlando del futuro delle competizioni europee:

“Penso alla Roma, ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori, con quello che ne consegue a livello economico. Bisogna anche proteggere gli investimenti e i costi”

Ha poi aggiunto cercando di aggiustare il tiro: “Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla massima competizione europea per club. È giusto o no?”

Questo tipo di discorsi uccidono l’anima dello sport; quel meraviglioso mondo dove chi ottiene i risultati sul campo, anche solo per una singola stagione o competizione, può aspirare di diventare il migliore al mondo.

Basti pensare al pattinatore di velocità australiano Steven Bradbury che vinse l’oro alle Olimpiadi di Salt Lake City nel 2002 solo perché i suoi rivali caddero in praticamente tutte le gare a cui prese parte.

Steven Bradbury
Steven Bradbury © Getty

Perché si dovrebbero rivedere le modalità di accesso nella massima competizione europea?Dovremmo mettere gli sforzi economici e la storia di un club prima dei risultati ottenuti sul campo? Se una squadra ha una brutta stagione, allora per diritto dovrebbe ottenere risultati che non si è meritata?

Il calcio vive un periodo di estrema complessità; vuoi per l’emergenza Coronavirus che da 2 settimane e per altri 30 giorni allontanerà la gente dai suoi idoli, sia perché sono in parecchi quelli che criticano aspramente il mondo del pallone per i troppi soldi che circolano e la rilevanza che ha nella nostra quotidianità.

Abbiamo appena superato la settimana di polemiche tra Inter e Lega, con toni piuttosto accesi da parte di Marotta e Zhang e la risposta di Dal Pino, che ha creato un grosso scompiglio, e ora buttiamo altra benzina sul fuoco con una dichiarazione totalmente fuori luogo?

Sono anni ormai che l’Atalanta esprime un calcio di alto livello in Italia. La scorsa stagione si è sudata meritatamente la Champions League finendo al terzo posto davanti a Inter, Milan e Roma. Nella stagione 2017/2018 si è piazzata 7a e nel 2016/2017 4a.

Nessuna delle super potenze del calcio europeo è nata con una storia vincente attaccata alla maglietta; tutte si sono dovute sudare le proprie vittorie.

Sul campo anche le “piccole” possono mettere in ginocchio le “grandi”; vedi il Porto del primo Josè Mourinho che in due anni vinse prima la Coppa UEFA e poi la Champions League. Oppure, guardando il nostro “giardino”, quando il Pordenone, militante in Serie B, costrinse l’Inter dei grandi campioni ad arrivare fino ai rigori per passare il turno degli Ottavi di Coppa Italia nel Dicembre 2017, dopo aver eliminato il Cagliari.

È vero, nell’Atalanta di oggi non ci sono i grandi nomi con nella Juventus del Presidente Agnelli ma intanto la Dea ha mezzo piede alle semifinali di Champions League, dopo aver battuto il Valencia in casa per 4-1, mentre la Juventus ha messo piede fuori, dopo aver perso 0-1 in casa del Lione.

Secondo il suo criterio caro presidente, se la Juve non dovesse vincere la partita di ritorno con almeno 2 gol di scarto, dovrebbe approdare al prossimo turno solo per successi ottenuti in passato? “È giusto o no?” cit.

La risposta la lasciamo ai nostri lettori.

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