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L’ipotesi è quella di riaprire gli stadi con una capienza limitata al fine di garantire il distanziamento fra gli spettatori

La mancata riapertura delle campagne abbonamenti e le mancate entrate derivate dalla vendita di biglietti stanno affossando ulteriormente i bilanci delle squadre di serie A, già pesantemente intaccati dalla sospensione della passata stagione calcistica per via della pandemia. Il responsabile del comitato Fifa incaricato di contrastare gli effetti del Covid sull’industria del calcio, Olli Rehn, ha stimato che la crisi pandemica ha causato al calcio globale danni economici per 14 miliardi di dollari.

L’ipotesi di riapertura (seppur parziale) degli stadi non sembra più utopia. La Lega Serie A ha infatti presentato un piano finalizzato ad illustrare le modalità di gestione dei flussi di persone e la capienza massima degli stadi italiani. Nella sua prima fase, il piano prevederebbe una riapertura degli stadi al 20%, per poi aumentare via via la capienza.

A frenare l’entusiasmo è stato Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, il quale ha affermato che la riapertura degli stadi al pubblico per ora non è una priorità in quanto in primis bisogna valutare gli effetti della riapertura della scuole. Ricciardi ha inoltre affermato che una possibile riapertura degli stadi, imminente o meno che sia, sarà valutata soltanto a fronte di un preciso piano per l’accesso e il deflusso dei tifosi dagli stadi dagli stadi.

L’attuale Dpcm impone partite a porte chiuse in tutti gli stadi italiani fino al 30 settembre 2020. Ora non resta che attendere il prossimo Dpcm, nel quale ci saranno nuove indicazioni su possibili date designate per la riapertura a ranghi ridotti degli stadi italiani.

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